.

 
DEBORAHFAIT 
Questo blog e' sionista! Am Israel Chai veKaiam!
<%if foto<>"0" then%>
Torna alla home page di questo Blog
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  AARON FAIT BLOG
HURRICANE
BLOG PARDO
HOLOCAUST HISTORY
TORE PIRINO
MIRIAM
REHOV NAHUM
VIVA ISRAELE
NOTIZIE DA ISRAELE
UN BLOG AMICO
DEBORAHFAIT/WIKIPEDIA
DEB SOCIAL CLUB
PALESTINIANS MEDIA WATCH
MEMRI
MEMRI TV
LIBERALI PER ISRAELE
PENSIEROLIBERALE
FOCUSONISRAEL
CECILIA A.RABA'
TORREDIBABELE
RISERVAINDIANA
CANTOR
CONTROCORRENTE
BLOG STEFANIA
ALBERTO LEVI
ALBERTO LEVI MUSICA
ESPERIMENTO
FRANGI E LE SUE VIGNETTE
HERAKLEITOS
IOSTOCONORIANA
ZIBALDONE ITALIANO
INFORMAZIONECORRETTA
IL SIGNOREDEGLIANELLI
IL BLOG DI BARBARA
LISISTRATA
LAZANZARA
PAOLO DI LAUTREAMONT
LA CITTA' DEI LIBERI
  cerca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Diario |
 
Diario
529661visite.

21 marzo 2012

Strage di Tolosa.

INFORMAZIONE CORRETTA - Deborah Fait : " Dopo la Shoah quanti bambini devono ancora morire perchè ebrei ? "


Deborah Fait

«Il tanfo dell'antisemitismo è ancora qui e bisogna proteggersi», ha detto Claude Gueant, ministro del governo francese, parlando nella scuola Gan Rachi di Tolosa, davanti agli alunni, gli insegnanti e i membri della comunità ebraica, dopo il minuto di silenzio osservato oggi alle 11 in tutte le scuole di Francia. «Tutti i francesi sono oggi al vostro fianco per esprimere il loro rifiuto della barbarie e dell'orrore».
Scusate se non saro' misurata nello scrivere, non lo sono mai e oggi non ho nessuna voglia di controllare i miei sentimenti e le mie emozioni.
La prima emozione che ho provato alla notizia della strage e' stato un senso di schifo, di enorme immenso schifo seguito da una rabbia senza pari e poi da un dolore lancinante.
Avrei voluto averlo qui l'assassino, avrei voluto averlo tra le mani esattamente come avrei voluto avere tra le mani gli assassini della famiglia Fogel quando un anno fa sgozzarono i nostri fratelli di Itamar, tre bambini sgozzati con i loro genitori.
Rabbia, schifo per questo tanfo antisemita che scorazza per il mondo indisturbato, che ammazza bambini, gli spara a bruciapelo, li sgozza, li uccide perche' sono ebrei.
Abbiamo avuto persecuzioni, abbiamo avuto la Shoa', UNMILIONEEMEZZO di bambini ebrei assassinati, gasati, torturati, gettati nelle fosse comuni ancora vivi.
Abbiamo qui in Israele una mattanza che dura da quasi un secolo.
Bambini ebrei uccisi, bambini ebrei terrorizzati, bambini ebrei orfani di 6 guerre e di terrorismo, bambini ebrei che devono correre nei rifugi invece di giocare nei parchi, bambini ebrei che devono vivere per giorni interi nei rifugi invece di andare a scuola spensierati.
Bambini ebrei che hanno 15 secondi per nascondersi e sopravvivere quando cadono i missili
Non basta?
Dopo la Shoa' quanti bambini devono ancora morire perche' ebrei?
Dopo la Shoa' quanti bambini devono aver ancora paura di essere ebrei?
Dopo la Shoa' quanti bambini ebrei devono ancora crescere nel terrore?
Dopo la Shoa' ancora non riusciamo a proteggere i nostri piccoli ebrei dagli orchi nazisti, islamisti, da chi li odia e non vuole che crescano e sorridano al mondo?
Non basta ?
Cosa vogliono da noi?
Non basta?
Vogliono che lasciamo l'Europa, che abbandoniamo Israele, che ci dissolviamo, che l'ebreo sparisca dal mondo ?
Cosa vogliono da noi?
Non si sa chi sia l'assassino di Tolosa, a me non interessa, vorrei averlo qui per urlargli tutto il mio schifo chiunque esso sia.
E' un nazista?
E che importa? oggi e' un nazista, ieri era un arabo, domani sara' qualcun altro, non importa chi commette il crimine, quello che importa e' che l'obiettivo e' sempre l'ebreo e se bambino meglio ancora.
"Il tanfo dell'antisemitismo" dice il funzionario del governo. Si, ma non e' di oggi, ne' di ieri, il tanfo esiste da secoli, e' uscito da sotto le ceneri di Auschwitz e lo si sente da lontano.
E' la puzza dell'odio che, per soddisfarsi, vuole la morte dell'ebreo.
Come mai se ne sono accorti solo oggi, solo dopo gli ultimi bambini morti?
Il tanfo esce dalle organizzazioni pacifondaie, dalle ong antisemite, dalle universita' dove si festeggia, ogni anno per una settimana intera, l'odio per Israele, dalle conferenze internazionali tipo Durban 1, 2, 3, dalla negazione di Israele, dal riufiuto di riconoscere agli ebrei il diritto di esistere e di respirare senza paura, dalla vergogna dell'ONU e delle sue varie barbare organizzazioni .
Il tanfo esce da quei 15 secondi per non morire quando da Gaza bombardano un milione di cittadini israeliani.
Il tanfo e' uscito dall'assassinio di Stefano Tache' ammazzato a due anni, da un arabo che ha falciato col mitra gli ebrei che uscivano dalla sinagoga di Roma.
Il tanfo e' uscito dalla scuola di Maalot, in Galilea, dove arabi hanno ammazzato 29 bambini ebrei sparandogli a bruciapelo mentre, terrorizzati, si nascondavano sotto i banchi.
Un tanfo tremendo, una puzza immonda e, a parte noi che ne siamo travolti, gli altri si tappano il naso.
Ci dicono che ci sentiamo sempre vittime.
Peggio, ci dicono "andate via, lasciate Israele agli arabi e nessuno vi ammazzera' piu' ".
E allora, quando non c'era Israele perche' ci ammazzavano? Per passare il tempo?
Quante volte me lo sono sentita dire che "fate sempre le vittime", che "eravamo i soliti che si piangevano addosso e che vedevano antisemitismo dappertutto", quante stramaledette volte e quante volte reagivo col groppo in gola senza poter parlare perche' l'ingiustizia del non voler capire mi toglie le forze.
il tanfo oggi ce lo ha fatto sentire la solita baronessa Ashton, quella che va da hamas, quella che ha scritto "Israele ti odio" in fronte, quella che se potesse ci farebbe scomparire inghiottiti dall'inferno arabo.
La baronessa dunque, la piu' alta rappresentante dell'Unione Europea, ha paragonato le piccole vittime di Tolosa ai bambini di Gaza e per questo adesso si chiedono le sue dimissioni:
http://www.facebook.com/pages/Catherine ... 4684008258

In Francia il tanfo lo respirano da anni ma senza reagire, senza protestare, tanto sono gli ebrei, i soliti ebrei a doverlo respirare.
Nel 2006 Ilan Halimi, rapito, torturato fino alla morte e gettato per la strada.
Hanno detto che non era antisemitismo, era un ragazzo ebreo di 23 anni, Ilan.
I suoi aguzzini hanno detto di averlo preso perche' gli ebrei sono ricchi ma le autorita' hanno negato l'antisemitismo:
Un buon deodorante e il tanfo sparisce.
Sono state bombardate scuole ebraiche, sono state incendiate scuole ebraiche, sono stati bastonati ebrei per la strada, sono stati dissacrati cimiteri ebraici, colpite sinagoghe con bombe incediarie.
Ma non e' antisemitismo, dicevano, criminalita' non odio razziale, dicevano, mentre agitavano le bombolette di deodorante per nascondere la puzza in attesa che noi dimenticassimo.
Piu' di 100.000 francesi sono venuti in Israele in un solo anno a causa di quella puzza irrespirabile ma le autorita' non se ne sono mai accorte.
Non hanno voluto capire.
Ieri altri tre bambini, Gabriel di 4 anni, Arieh di 5 anni, Miriam di 7 anni e un giovane papa' di 30 anni.
Ebrei morti assassinati perche' ebrei.
Quanti ancora prima che il mondo si accorga che Auschwitz non e' mai finito?
Quanti ancora?
Riposino in pace insieme a milioni di altri bambini ebrei, riposino in pace in Erez Israel e che la terra sia loro lieve




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 21/3/2012 alle 15:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

18 marzo 2012

Da Noam Shalit a John Demianjuk

Da Noam Shalit a John Demjanjuk
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 18 marzo 2012
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Da Noam Shalit a John Demjanjuk»

 Da Noam Shalit a John Demjanjuk
di Deborah Fait

John Demjanjuk            Deborah Fait                       Noam Shalit

Hanno fatto male al cuore le parole oscene pronunciate dal padre di Gilad Shalit. " se fossi un palestinese rapirei soldati israeliani".
A volte mi chiedo quale mostruosa ideologia si nasconda dietro certe scandalose e disumane affermazioni.
Anni fa Ehud Barak disse che se fosse un palestinese si dedicherebbe al terrorismo, adesso Noam, dopo che il governo israeliano si e' fatto in quattro per liberare il figlio, aprendo la porta delle galere ad assassini arabi della peggior specie, informa il mondo che anche lui, se fosse palestinese, rapirebbe i soldati di Israele..... Sta incominciando la campagna ellettorale di Noam Shalit?
Pensa forse di vincerla sputando addosso al dolore di altri genitori che,come lui, hanno avuto i figli rapiti dai barbari ? Chissa' come avranno reagito alle sue parole i genitori di Nachshon Waxman ammazzato nel 1994, durante un blitz delle forze speciali israeliane, una settimana dopo il suo sequestro da parte di Hamas. E come avranno reagito i fratelli di Ron Arad? La mamma di Ron non c'e' piu', morta di crepacuore, per fortuna le e' stata risparmiata quest'ultima perla pacifondaia. Come avranno reagito le famiglie di Eldad Regev e Ehud Goldwasser rapiti e ammazzati da Hezbollah? Come avranno reagito le famiglie di Zacharia Baumel, Tzvi Feldman e Yehuda Katz, rapiti nel giugno del 1982 e scomparsi per sempre non si sa come e non si sa dove?
Bravo Noam Shalit, complimenti per la sua sensibilita', niente male, sapesse come ci dispiace che Gilad, che per cinque anni abbiamo avuto nel cuore, abbia un simile padre. L'articolo del JP che cita queste vergognose dichiarazioni dice anche che Shalit padre avrebbe voluto scrivere un libro sul rapimento di Gilad e che e' stato proprio suo figlio ad impedirglielo. Bravo Gilad! Ha la dignita' che manca a suo padre e sa tacere per elaborare l'inferno vissuto per cinque anni in mano a quelle belve sanguinarie che suo padre vorrebbe emulare.
Naturalmente la notizia sta facendo il giro dei siti di sinistra del web: ecco, Noam Shalit, il buon israeliano che approva il terrorismo, diverso dai quei cattivi e fetentissimi israeliani che difendono il Paese e i suoi cittadini dalla barbarie palestinese. Lui e' buono, lui li capisce i terroristi, lui vorrebbe essere come loro.
Si vergogni, Noam Shalit. E taccia. Non mi era mai piaciuto, lo trovavo freddo e calcolatore, uno che parlava a labbra strette, mai una lacrima e poi mai un sorriso...la sua bocca non si allargava mai, sempre stretta e sottile...niente di bello....niente di buono. Freddo come un'acciuga persino mentre abbracciava il figlio liberato dalla prigionia. Poi ecco la storia, rivelata da alcuni giornali, di quella bandiera di Israele che, a intervalli, faceva bella mostra sul tetto di casa Shalit: spariva quando il governo aveva difficolta' a trattare, riappariva quando la speranza si riaccendeva, rimase al suo posto nei giorni della liberazione.
Un amor patrio a singhiozzo, a seconda di come andavano le cose! Andavano bene: bandiera su. Andavano male :bandiera giu'.
Niente di buono, no Noam Shalit non mi piaceva, il mio istinto mi ha dato ragione, ho avuto la conferma della giustezza dei miei sentimenti e del fastidio che provavo nel vederlo e sentirlo parlare , sempre collo stesso tono di voce, senza emozione, mentre il figlio era tra le mani degli assassini di Hamas.. Una conferma superata di gran lunga da quelle parole orrende, crudeli e di pessimo gusto.
Taccia Noam Shalit, taccia e si vergogni!

 Parlando di orrori, e' morto John Demjanjuk, il nazista che uccise 28.000 ebrei a Sobibor in Polonia. E' morto come non doveva morire, nel suo letto, di vecchiaia, aveva 91 anni. L'unica magra consolazione e' stato il suo processo in Israele, processo che lo lascio' libero a causa di una palude di identificazioni contradditorie che si trattasse davvero di "Ivan il terribile" ma che almeno gli impedi' di tornare nella sua casetta del Cleveland dove era vissuto per decenni, in santa pace e in barba ai suoi delitti.
Una conclusione diversa e e triste rispetto al processo Eichman che diede a generazioni di ebrei di Israele la speranza che mai piu' avrebbero potuto essere minacciati di sterminio perche' esisteva finalmente un Paese che li proteggeva e che processava i criminali nazisti.
Purtroppo l'isteria antisemita non e' morta ne' con Auschwitz ne' con i processi alle belve del Terzo Reich, Ahmadinejad, le varie conferenze Durban, le "settimane annuali dell'odio contro Israele" tentano in tutti i modi di far sprofondare questa speranza nel buio livore di chi vorrebbe l'annientamento della patria degli ebrei e di mantenere su Israele il pericolo e il terrore della fine. Il processo Demianjuk, 25 anni dopo Eichman, fini' con la sua liberazione poiche' uno stato di diritto non avrebbe potuto formulare un'accusa di genocidio senza la certezza assoluta, si sapeva che l'ucraino fosse Ivan il Terribile ma non era chiaro in che campo della morte avesse "lavorato", non era stato riconosciuto da tutti i testimoni, ormai vecchi come lui, quindi, nel dubbio, fu liberato e mandato in Germania, in una casa di riposo. Si, avete letto bene, in una casa di riposo per anziani dove Ivan il terribile ha finito la sua scellerata vita giocando a carte con altri vecchietti.
L'ironia ingiusta della giustizia umana ha permesso che morisse senza punizione come e' accaduto a tanti altri criminali nazisti. E' morto nel suo letto come nessuna delle sue vittime.
Esistera' una punizione divina? Nessuno lo sa.
Nel dubbio abbia sulla sua tomba 28.000 maledizioni


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 18/3/2012 alle 16:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

3 marzo 2012

Le antiche paure di Elie Wiesel

Le antiche paure di Elie Wiesel
Commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 03 marzo 2012
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Le antiche paure di Elie Wiesel»

Le antiche paure di Elie Wiesel
di Deborah Fait

Elie Wiesel                               Deborah Fait

" Dal 1945, non sono mai stato tanto spaventato come oggi a causa dell'antisemitismo che dovrebbe appartenere al passato della Storia, che in qualche modo e' sopravvissuto." Queste le parole pronunciate Elie Wiesel per introdurre un nuovo documentario, "Giudeofobia" in cui , in 81 minuti, il premio Nobel ci fa da guida tra gli orrori dell'antisemitismo moderno. Giudeofobia nel mondo islamico che si fonde magistralmente con l'odio antiebraico occidentale, comprese le ideologie naziste mai morte, mai sepolte dalle ceneri di Auschwitz. Giudeofobia che si esprime nei modi piu' disparati, dalla delegittimazione di Israele, dalla delegittimazione del Popolo Ebraico che viene dichiarato inesistente quindi senza diritto ad avere il proprio Paese, dalle accuse di razzismo e altre orride cose di cui sono portatori sani quelli che ci accusano. Giudeofobia che spesso crea dal nulla le invenzioni piu' comiche come quelle di un ministro egiziano che denuncia pescecani addestrati da Israele ad attaccare i bagnanti nel Mar Rosso e distruggere cosi' il trurismo egiziano. O quell'altro, mi pare saudita, che parlava di uccelli addestrati dal Mossad. Invenzioni ridicole come le denunce antiche di Suha Arafat di Israele che mandava batteri assassini nei "territori occupati dai palestinesi". Amici cari, vi annuncio che d'ora in poi io chiamero' Giudea e Samaria, ovvero il moderno West Bank, "Territori occupati dai palestinesi" visto che non sono mai stati loro ma che li stanno occupando abusivamente dal momento che nessuno ha ancora fondato uno stato palestinese. . Incominciamo a dare il nome giusto alle cose! Denunce fobiche , dicevo, che accusano da sempre Israele quale stato di apartheid nei confronti di sti poveri e indifesi palestinesi che occupano territori chiamati da sempre Giudea..... Giudea...... Giudea. Giudea ! Samaria...Samaria...Samaria... Samaria! Terre mai state arabe in tutta la loro storia. Quindi chiamiamole con coraggio "territori occupati dai palestinesi". Tornando a bomba, denunce, dicevo, che, passando per il mondo islamico, la propaganda fa arrivare in un occidente sempre pronto all'odio per l'ebreo, sempre pronto a considerare Israele il Satana tra gli stati. Bene. Questa e' stata una settimana triste, abbiamo ricordato la strage della Famiglia Fogel avvenuta un anno fa a Itamar, villaggio israeliano situato nel cuore dei territori occupati dai palestinesi, a 5 kilometri da Nablus , piu' esattamente in quell'area C designata dagli accordi di Oslo come zona sotto completo controllo israeliano. Un anno fa, lo ricorderete perche' e' stato scritto anche recentemente, due belve disumane sono penetrate a Itamar, sono entrate in una casa qualunque e hanno sgozzato, cioe' hanno tagliato la gola se la parola  sgozzare vi sembrasse esagerata, a tutta la famiglia: Udi Fogel, il papa', 36 anni; Ruth Fogel, 35 anni , la mamma; i loro bambini: Yoav, 11 anni, Elad 4 anni, Hadar 3 mesi. L'unica sopravvissuta Tamar di 12 anni rientro' a casa dopo una gita con gli scouts, non riuscendo ad aprire la porta chiamo' i vicini e fu la prima ad entrare in casa correndo. Potete immaginare cosa ha provato quella bambina nel vedere la sua famiglia intera in un lago di sangue? Si puo' immaginare un simile orrore? Non credo, nemmeno con la piu' fervida fantasia. Ne' si puo' immaginare il disappunto dei due assassini diciannovenni alla notizia di non aver ucciso tutta la famiglia. "Peccato" hanno detto "lo rifaremmo subito." Ma, orrore nell'orrore, e' stata la reazione del mondo che ha parlato di "coloni morti". Orrore nell'orrore e' stato il tentativo di parecchi siti internet di sinistra e di estrema destra di incolpare gli ebrei..."saranno stati loro stessi....per dare la colpa ai palestinesi..." Non mi vergogno di dire che arrivavo a piangere di rabbia di fronte a queste infamia'. Maledetti sostenitori del terrorismo, maledetti ammiratori di assassini di ebrei. Maledetti nazisti moderni! "Lo rifaremmo subito" hanno detto le belve. Le stesse parole sono state pronunciate da tutti gli assassini di ebrei, le ha pronunciate anche Ahlam Tamimi. Sapete chi e' ? Ve lo dico io, la Tamimi e' la terrorista della strage alla pizzeria Sbarro nel 2001. Era convinta di aver ammazzato 5 bambini (15 vittime e decine di feriti) ma quando le dissero che i bambini erano otto, sorrise soddifatta, solo 5 erano troppo pochi . "Lo rifarei subito" ha dichiarato. E' libera, questo mostro e' libero, rilasciata con un migliaio di belve sanguinarie, per riavere Gilad Shalit a casa. Durante questa settimana si sono svolte le manifestazioni contro "Israele, stato di apartheid" in tutto il mondo. A Doha, in Qatar, durante una conferenza della lega Araba contro la giudeizzazione di Gerusalemme, citta' che non ha diritto di essere ebraica, secondo loro, hanno parlato due deputati arabo-israeliani, cittadini di questo terribile paese che pratica l'apartheid, hanno urlato contro Israele, hanno denunciato Israele di essere razzista e estremista.... ...Incredibile, Ahmed Tibi e Haneen Zoabi (quella della Mavi Marmara), arabi di cittadinanza israeliana, deputati del Parlamento Israeliano, stipendiati lautamente da Israele, ospiti d'onore in un paese nemico per sputare veleno contro lo stato di cui sono cittadini e in cui sarebbero tornati senza conseguenze ne' problemi e osano parlare di razzismo e di segregazione? Con che faccia, disgraziati! Con che faccia demonizzate un paese dove siete liberi cittadini , con diritti che i vostri colleghi arabi di altre nazioni neppure si sognano di avere...con che faccia!!!! Sempre a Doha Abu Mazen ha parlato di "pulizia etnica a Gerusalemme". Caspita! Gerusalemme ha 800.000 abitanti, di cui 268.000 arabi. Nel 1967 la popolazione araba di Gerusalemme era di 68.000 arabi, quindi sono aumentati di 200.000 unita' e continuano ad aumentare. Se Israele pratica la pulizia etnica, come dicono i nostri odiatori, dobbiamo ammettere di essere i peggiori "ethnic cleansing" nella storia dell'umanita' e non solo a Gerusalemme ma in tutta Israele dove gli arabi sono quasi arrivati a 1.500.000 e godono di tutti i diritti come e' giusto che sia. La cosa piu' terribile pero' non sono questi arabi che fanno il loro mestiere di odio ma quelli che credono alle loro fandonie, stanno in Occidente e organizzano settimane di odio contro Israele. Come e' andata, amici, la settimana dell'odio contro Israele? Pare a gonfie vele, a Harvard hanno parlato di smantellare Israele che non ha diritto di esistere e di fondare uno stato per tutti......circa....tutti i sopravvissuti costretti a vivere come dhimmi, scrivo sopravvissuti perche' Abu Mazen ha piu' volte dichiarato di non volere presenza ebraica in quella che sara' la Palestina. I piu' esaltati antisemiti hanno parlato nelle universita' dove si festeggiava l'odio antiebraico e antiisraeliano, non solo, hanno parlato purtroppo anche rappresentanti di organizzazioni pericolose che si autodefiniscono "amiche di Israele" come J Street che collabora con altri gruppi fortemente antiisraeliani che definiscono Israele "Stato fascista". Secondo molti, me compresa, J Street fa danno a Israele piu' di qualsiasi organizzazione che si definisce antiisraeliana a tutto tondo. J Street alla Berkeley U. ha presentato e sostenuto B'tselem, sicuramente il gruppo tradizionalmente piu' antisemita/antisraeliano il cui rappresentante in USA, Oren Yftachel, amico di Hamas, auspica la distruzione di Israele e il diritto al ritorno nel nostro Paese di milioni di arabi. Una vera industria della menzogna e' stata costruita negli anni e continua ad esistere e a espandersi. Di questa infame industria fanno parte anche quegli ebrei che vogliono passare per "buoni" da contrapporsi ai perfidi sionisti e cosi' abbiamo ebrei che affermano che la strage di Itamar non ha ucciso nostri fratelli perche' i "coloni" non sono nostri fratelli. Questi ebrei vigliacchi sono un pericolo per Israele, sono piu' nocivi del terrorismo perche' tentano di distruggerci colpendo l'anima del nostro Popolo. Odiano in noi sionisti l'orgoglio di Israele, loro, i vigliacchi, striscianti ebrei di corte. Io sono andata a Itamar , vi sono andata insieme a parte della Comunita' Ebraica di Roma, amici coraggiosi che amano Israele e non hanno paura di dirlo, siamo andati a visitare il villaggio dopo la strage, purtroppo una delle tante stragi di ebrei perche' in quel villaggio non e' stata massacrata solo la Famiglia Fogel ma tanti altri negli anni dopo Oslo, siamo andati e ci siamo sentiti fratelli, fratelli pieni di affetto per quelle persone meravigliose e serene che rischiano la vita ogni giorno perche' Israele non perda terra ebraica piu' di quanta ne abbia gia' persa. Voglio concludere con un sorriso amaro seppur stupito. Ecco come TM News da la notizia della neve a Gerusalemme: "Scenario da presepio a Gerusalemme dove per la prima volta da quattro anni una forte nevicata ha coperto la cittadina..." Hanno inventato un modo nuovo per offendere, Gerusalemme e' una cittadina? 800 mila abitanti, Capitale dello Stato Ebraico, sede dei rappresentanti delle tre religioni monoteiste...cittadina? Vabbe', amici miei, niente deve sorprenderci ormai. Ha ragione Elie Wiesel ad essere spaventato, lo siamo tutti, l'odio che ci circonda e' vivo e vegeto, sempre piu' forte e senza vergogna, un odio che si manifesta apertamente e, in modo piu' pericoloso, subdolamente, tessendo ragnatele attraverso il globo terracqueo, ragnatele catturaebrei, ammazza-israele. Ragnatele di ingiustizie, di menzogne, di bestialita' in cui dobbiamo dibatterci in continuazione nel tentivo di liberarci per far emergere la Verita'. Quando verra' il giorno in cui Israele sara' naturalmente riconosciuta come legittima Nazione del Popolo Ebraico? Quando verra' il giorno in cui nessuno ci odiera' per questo? Quando verra' il giorno in cui nessuno inventera' piu' popoli fasulli per estromettere quello legittimo di Israele, patria eterna del Popolo Ebraico con Gerusalemme Capitale?


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 3/3/2012 alle 12:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa

28 febbraio 2012

Silenzio oggi come un anno fa.

Il silenzio dell'Occidente di fronte al massacro della famiglia Fogel
analisi di Giulio Meotti

Testata: Il Foglio
Data: 28 febbraio 2012
Pagina: 4
Autore: Giulio Meotti
Titolo: «Il silenzio dell'Occidente»

Il silenzio dell'Occidente
L’anniversario del massacro dei Fogel ci ricorda che il mondo accetta l’assassinio di bambini ebrei
di Giulio Meotti
(Uscito in originale su Ynet-Traduzione dall'inglese di Yehudit Weisz)


Giulio Meotti, autore di Non smetteremo di danzare, (ed. Lindau), il massacro di Itamar

La famiglia Fogel fu sterminata un anno fa  a Itamar, un villaggio dove vivono un centinaio di famiglie: padre, madre, e tre bambini furono massacrati in una notte di orrore. Quella sera, una ragazzina israeliana di 12 anni era fuori casa con degli amici fino a mezzanotte, in un villaggio vicino al suo. Tornò a casa. Nessuno rispose. Entrò con un vicino e vide sua madre, il padre, e tre fratelli (di 11 e 3 anni e l’ultimo di 3 mesi) uccisi con la gola squarciata. Eppure, a un anno di distanza, coloro che dichiarano di deplorare la violenza su entrambi i fronti del conflitto israelo-palestinese, sono rimasti in assoluto silenzio sul massacro di Itamar.Nessuna parola di condanna sull’assassinio di innocenti è stata detta dalle associazioni per i diritti umani e dalle ONG.

A Itamar, la dose quotidiana di demonizzazione dei coloni ha avuto l’effetto desiderato. Uccidere un”demone” o i figli di “mostri” o “diavoli” non è come sottrarre la vita a un essere umano. Anzi, coloro che vivono in Giudea e Samaria sono stati chiamati”sanguisughe”, “serpenti”,“parassiti”. In piena Seconda Intifada, quando i suoi studenti venivano massacrati sugli autobus e nei ristoranti, il professor Ze’ev Sternhell dell’Università Ebraica  aveva dichiarato che “i Palestinesi avrebbero fatto bene a concentrare la loro lotta contro gli insediamenti”. Come Itamar. Nel 2001, dopo che gli Arabi avevano fracassato il cranio a due “bambini coloni” a Tekoa, lo psichiatra israeliano Ruchama Marton aveva dichiarato che “i coloni allevano piccoli mostri”. Moshe Zimmermann dell’Università Ebraica disse di considerare i coloni come la Gioventù Hitleriana. Itamar rappresentava anche l’impossibilità di usare la ragione contro una maniacale ideologia rivolta alla completa distruzione degli Ebrei. Gli occhi neri e scintillanti dei terroristi di Itamar esprimono il loro brama di arrossare il Mediterraneo con il sangue degli Ebrei. Non c’è da meravigliarsi se in un recente programma andato in onda alla tv palestinese, la zia di uno degli assassini dei Fogel si sia rivolta a lui come a “un eroe” e “una leggenda”. La zia continuò con la lettura di una poesia che  aveva composto in onore di Hakim Awad, l’assassino, mentre la madre gli inviava i suoi saluti e si vantava con orgoglio della sua partecipazione al massacro di Itamar.  Non dobbiamo dimenticare che la televisione dell’Autorità Palestinese  è finanziata anche dall’Unione Europea, che spesso espone la sua bandiera blu durante le trasmissioni.

Eppure c’è qualcosa di persino più orribile dell’odio sadico di Awad: la condiscendenza dell’Occidente. Di recente abbiamo visto film edulcorati su bambini ebrei nei loro pigiama, uccisi nei campi di sterminio, ma lo stesso pubblico ha reagito con indifferenza alle immagini dei bambini Fogel, fatti a pezzi dai terroristi.

L’odio per l’Ebreo è socialmente accettabile.

I Fogel, tutti, fino al neonato decapitato, erano esseri umani inferiori alle vittime arabe, e per questo meno degni  di indignazione da parte dell’ Occcidente. I ”bambini dei coloni” non si vedono, come invisibili erano le città a nord di Israele, dove negli anni ’70 i terroristi di Yasser Arafat massacravano i bambini israeliani a Ma’alot, Kiryat Shmona, Misgav Am e Avivim.

Chi conosce il nome di Shalhevet Pass, gli Hatuels e i Shabos? O Danielle Shefi da Adora, quando venne uccisa dai terroristi mentre stava giocando nella camera dei suoi genitori? Chi ricorda il nome di Shaked Avraham, una bambina di soli sette mesi da Negohot, uccisa da un terrorista infiltrato nella comunità mentre i residenti festeggiavano Rosh Hashanà, il capodanno ebraico? Shaked stava per imparare a camminare quando venne assassinata.

Il massacro di Itamar è stato giustificato, come lo è la “rabbia”dei criminali agli occhi del mondo. Il Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmud Abbas, aveva ripetuto più volte che “Non permetterò mai, a nessun singolo Israeliano, di vivere tra noi sulla Terra di Palestina”.  Sarebbe il primo Stato vietato ufficialmente agli Ebrei, 'Judenrein' e alle altre fedi religiose fin dal tempo della Germania Nazista. Che un movimento arabo consideri la presenza ebraica un ostacolo alla pace è una cosa, mentre è del tutto diverso  se a fare la stessa considerazione è un mondo che si dice illuminato e liberale. Questo è il motivo preciso per cui Itamar non ha  suscitato uno scandalo internazionale,  in un mondo meno surreale di quello in cui viviamo, l’atto di irrompere in una casa di Ebrei e tagliare la gola a dei bambini avrebbe provocato un’indignazione morale e religiosa. Moltiplicando questo atto per migliaia di persone, si dovrebbe pensare a manifestazioni di indignazione a livello internazionale.  Invece nel mondo in cui viviamo, quella di Itamar fu una notizia meritevole soltanto di comparire a piè di pagina. Il Vaticano non fece alcun commento sul massacro di Itamar; né l’UNICEF alzò la  voce contro gli assassini di bambini ebrei innocenti.

I media in seguito hanno inventato una giustificazione:  i bambini di Itamar erano “coloni”, quindi erano automaticamente colpevoli. Non è per caso che dopo ogni folle assassinio di “coloni”, abbiamo sempre letto lo stesso commento sui giornali: se gli Ebrei non fossero stati là, non sarebbero stati uccisi. Ma se Israele si attenesse seriamente a questa proposta, dovrebbe smantellare l’intero Stato.

Se questi crimini fossero avvenuti a Londra o a Parigi, invece che in un insediamento religioso in Samaria, sarebbe stato ovvio reagire con emotività, la reazione sarebbe stata completamente diversa.

Lo scrittore olandese Leon de Winter ha espresso tutto questo molto bene: “L’anti-semitismo è di nuovo salonfaehig”, usando il termine tedesco che significa “socialmente accettabile”. Oggi non possiamo trarre altre conclusioni. Quando la morte di Ebrei innocenti non viene neppure presa in considerazione, è perché la morte degli Ebrei non conta nulla. Questa è la lezione più importante di Itamar: il “mondo civilizzato” si è già riconciliato con sé stesso in prospettiva di una nuova “Shoah”.


lettere@ilfoglio.it




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 28/2/2012 alle 14:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (36) | Versione per la stampa

9 febbraio 2012

Arringa per la mia terra! (Sempre attuale)

ARRINGA PER LA MIA TERRA

Herbert Pagani

Herbert Pagani - un grande della musica leggera, un grande dell'arte

Nato a Tripoli 1944 - morto a Palm Springs nel 1988

 

Milano, 18 agosto 2005

 

Già da un po' di tempo quando trovo nel web notizie o informazioni che a mio parere meritano di essere lette e conosciute, mi prendo la libertà di offrirle ai miei lettori e di metterli in condizione di conoscere altri siti che magari, come l'articolo pubblicato ieri hanno poche possibilità di essere visti, non ottenendo nei motori di ricerca rilevanza, in quanto soltanto i grandi portali riescono ad apparire più volte e ottenere i primi posti in cima ai motori.

Andando anche per blog, quelli che conosco e che ammiro, oggi ho trovato questo stupendo pezzo dedicato a Herbert Pagani, che è stato uno dei miei autori preferito, quasi un mito il suo "Albergo a Ore", lo trovavo di una bellezza struggente, e giudicare una canzone come una bellezza, equivale per me ad equipararla a un capolavoro artistico. 

Il pezzo che vi offro lo ha postato Barbara, che penso molti ne conoscano il blog,  ma a coloro che non lo hanno mai visitato, suggerisco di andarci, lo trovate al questo link Shockandawe ...e buona lettura.

Lisistrata

In questi giorni, ricorreva il diciassettesimo anniversario della morte di Herbert Pagani (Herbert Avraham Haggiag Pagani): cantante, poeta, scrittore, pittore, scultore, disk-jockey, ecologista ed ebreo, nato a Tripoli nel 1944 e morto di leucemia ad appena 44 anni.

Scrisse questo pezzo nel novembre del 1975, all’indomani della vergognosa risoluzione Onu – promossa come infinite altre dai Paesi islamici e dai leccapiedi della lobby del petrolio – che equiparava il sionismo al razzismo, ossia che negava il diritto di Israele all’esistenza.
Ricordiamo un grande, che troppo presto se n’è andato.

   Barbara

Arringa per la mia Terra diHerbert Pagani

dal blog di Barbara Shockandawe


Di passaggio a Fiumicino sento due turisti dire, sfogliando un giornale: "Fra guerre e attentati non si parla che di ebrei, che scocciatori." È vero, siamo dei rompiscatole, sono secoli che rompiamo le balle all'universo. Che volete. Fa parte della nostra natura. Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi Mosè con le Tavole della Legge, poi Gesù con l'altra guancia sempre pronta per la seconda sberla, poi Freud, Marx, Einstein, tutti esseri imbarazzanti, rivoluzionari, nemici dell'ordine. Perché?
Perché l'ordine, quale che fosse il secolo, non poteva soddisfarli, visto che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi; rimettere in discussione, cambiare il mondo per cambiare destino, questo è stato il destino dei miei antenati; per questo sono sempre stati odiati da tutti i paladini dell'ordine prestabilito. L'antisemita di destra rimprovera agli ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C'erano molti ebrei nel 1917.
L'antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere i proprietari di Manhattan, i gestori del capitalismo. È vero ci sono molti capitalisti ebrei.
La ragione è semplice: la cultura, la religione, l'idea rivoluzionaria da una parte, i portafogli e le banche dall'altra sono stati gli unici valori mobili, le sole patrie possibili per quelli che non avevano una patria.
Ora che una patria esiste, l'antisemitismo rinasce dalle sue ceneri, o meglio, scusate, dalle nostre, e si chiama antisionismo. Prima si applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione. Israele è un ghetto, Gerusalemme è Varsavia.
Chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi e se la loro mezzaluna si è talvolta mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre del mondo intero.
Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare gli uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di questa minoranza.
Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non può eludere il mio problema. E il mio problema è che dopo le deportazioni in massa operate dai romani nel primo secolo dell'era volgare, noi siamo stati ovunque banditi, schiacciati, odiati, spogliati, inseguiti e convertiti a forza. Perché? Perché la nostra religione, cioè la nostra cultura erano pericolose.
Qualche esempio? Il giudaismo è stato il primo a creare il sabato, il giorno del Signore, giorno di riposo obbligatorio. Insomma il week-end. Immaginate la gioia dei faraoni, sempre in ritardo di una piramide. Il giudaismo proibisce la schiavitù. Immaginate la simpatia dei romani, i più grossi importatori di manodopera gratuita dell'antichità.
Nella Bibbia è scritto: "La terra non appartiene all'uomo, ma a Dio"; da questa frase scaturisce una legge, quella della estinzione automatica dei diritti di proprietà ogni 49 anni. Vi immaginate la reazione dei papi del medioevo e degli imperatori del Rinascimento?
Non bisognava che il popolo sapesse.
Si cominciò quindi col proibire la lettura della Bibbia, che venne svalutata come Vecchio Testamento. Poi ci fu la maldicenza: muri di calunnie che divennero muri di pietra: i ghetti. Poi ci furono l'indice, l'inquisizione e più tardi le stelle gialle.
Ma Auschwitz non è che un esempio industriale di genocidio. Di genocidi artigianali ce ne sono stati a migliaia. Mi ci vorrebbero dieci giorni solo per fare la lista di tutti i pogrom di Spagna, Russia, Polonia e Nord Africa. A forza di fuggire, di spostarsi, l'ebreo è andato dappertutto. Si estrapola il significato e eccoci giudicati gente di nessun posto. Noi siamo in mezzo ad altri popoli come gli orfani affidati al brefotrofio.
Io non voglio più essere adottato, non voglio più che la mia vita dipenda dall'umore dei miei padroni di casa, non voglio più affittare una cittadinanza, ne ho abbastanza di bussare alle porte della storia e di aspettare che mi dicano Avanti.
Stavolta entro e grido; mi sento a casa mia sulla terra e sulla terra ho la mia terra. Perché l'espressione terra promessa deve valere per tutti i popoli meno che per quello che l'ha inventata?
Che cos'è il sionismo? Si riduce a una sola frase: l'anno prossimo a Gerusalemme.
No, non è lo slogan di qualche club di vacanza; è scritto nella Bibbia, il libro più venduto e peggio letto del mondo.
E questa preghiera è divenuta un grido, un grido che ha più di duemila anni, e i padri di Cristoforo Colombo, di Kafka, di Proust, di Chagall, di Marx, di Einstein, di Modigliani, e di Woody Allen l'hanno ripetuta, questa frase, almeno una volta all'anno: il giorno della Pasqua.
Allora il sionismo è razzismo ?
Ma non fatemi ridere. Il sionismo è il nome di una lotta di liberazione e come ogni movimento democratico ha le sue destre e le sue sinistre.
Nel mondo ciascuno ha i suoi ebrei. I francesi hanno i còrsi, i lavoratori algerini; gli italiani hanno i terroni e i terremotati; gli americani hanno i negri, i portoricani; gli uomini hanno le donne; la Società ha i ladri, gli omosessuali, gli handicappati.
Noi siamo gli ebrei di tutti.
A quelli che mi chiedono: "e i palestinesi?" Rispondo "io sono un palestinese di duemila anni fa, sono l'oppresso più vecchio del mondo, sono pronto a discutere con loro ma non a cedergli la terra che ho lavorato. Tanto più che laggiù c'è posto per due popoli e due nazioni".
Le frontiere le dobbiamo disegnare insieme.
Tutta la sinistra sionista cerca da trent'anni degli interlocutori palestinesi, ma l'OLP, incoraggiata dal capitale arabo e dalle sinistre europee, si è chiusa in un irredentismo che sta costando la vita a tutto un popolo, un popolo che mi è fratello, ma che vuole forgiare la sua indipendenza sulle mie ceneri.
C'è scritto sulla carta dell'OLP: "verranno accettati nella Palestina riunificata solo gli ebrei venuti prima del 1917" A questo punto devo essere solidale con la mia gente.
Quando gli arabi mi riconosceranno, mi batterò insieme a loro contro i nostri comuni oppressori.
Ma per oggi la famosa frase di Cartesio penso, dunque sono non ha nessun valore.
Noi ebrei sono cinquemila anni che pensiamo e ci negano ancora il diritto di esistere.
Oggi, anche se mi fa orrore, sono costretto a dire mi difendo, dunque sono.

 

Herbert Pagani

 




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 9/2/2012 alle 7:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (25) | Versione per la stampa

6 febbraio 2012

Commento di deborah fait

IC7 - Il commento di Deborah Fait
Dal 29/01/2012 al 04/02/2012

Testata: Informazione Corretta
Data: 06 febbraio 2012
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «Il commento di Deborah Fait»
Il commento di Deborah Fait


Deborah Fait

“L’Olocausto non è mai finito, l’Iran promette che il movimento sionista è arrivato alla fine e che non ci saranno più sionisti al mondo”. Ha detto Ben Zion Netanyahu, Padre del nostro Primo Ministro.
Non piu' sionisti,  non piu' ebrei, non piu' Israele, questa e' la promessa di Ahmadinejad e Israele deve difendersi da questa minaccia.
E' l'Iran l'argomento di cui piu' si parla in Israele e fuori da Israele, l'Iran e la bomba, l'Iran e la distruzione promessa dello stato ebraico.
La maggior parte degli articoli sia israeliani che stranieri cercano di sviscerare il come, il perche', il quando Israele attacchera' i siti nucleari iraniani per allontanare da se'   la minaccia di una seconda definitiva Shoa'.
A studiare la storia di Israele, antica e moderna, una cosa salta subito agli occhi, c'e' sempre chi vuole eliminare gli ebrei dalla faccia della terra, dal Faraone, al re Assuero, dagli antichi romani alla Chiesa di Roma, Dall'Inquisizione spagnola alla Shoa' e poi, per i sopravvissuti, ecco  i vari satrapi arabi, Arafat, Saddam Hussein, i capetti vigliacchi del terrorismo, e da qualche anno, perche' non ci facciamo mancare niente, e' arrivato alla ribalta l'Iran degli ayatollah pregni di odio contro gli ebrei e il presidente  Ahmadinejad.
Noi siamo qui, ci stanno distribuendo le maschere antigas, torna l'incubo, ricordo il periodo in cui Saddam Hussein colpiva Israele con i suoi missili, ricordo il terrore dei bambini chiusi dentro le maschere, ricordo la gente che andava al supermercato colla maschera a tracolla.
Ricordo l'indifferenza del mondo e il monito "Israele NON REAGIRE"!
Israele non reagi', dando dimostrazione di nervi talmente saldi da sembrare sovrumani.
Il mondo non ci disse nemmeno Grazie, anzi ebbe modo di criticare. .
Israele non reagira' con l'Iran, Israele agira' perche' se aspettera' di reagire sara' troppo tardi.
Israele deve difendersi e lo fara' come riterra' giusto, non e' permessa una seconda Shoa' .
Su Informazionecorretta continua la polemica sulla disgustosa, vergognosa, razzista vignetta di Vauro contro Fiamma Nirenstein. Purtroppo ho dovuto leggere la difesa incondizionata di Vauro da parte di due ebrei che ritenere nemici sarebbe poco.
Gad Lerner definisce chi ha disegnato la vignetta "persona dalla onorabilita' indiscussa". Non nota nessun tipo di antisemitismo nel rendere mostruosa una persona, marchiandole sul petto la Stella di Davide, vicino al fascio littorio.
Lerner e' uno di quegli ebrei che sognano, vedremo cosa dira' al risveglio.
Moni Ovadia invece non sogna, lui sputa odio contro Israele, lo fa da sempre, non riesce a nasconderlo, e' piu' forte di lui. Leggere il suo articolo mi ha fatto male perche', anche se siamo abituati agli ebrei che odiano gli ebrei, le sue parole sono pur sempre cosi' cattive da togliere le forze e la capacita' di reagire.
Questa e' la sua forza, la cattiveria verso Israele e il suo popolo, questi sentimenti lo fanno amare da quelli come lui che sono tanti, troppi e che perseguitano Israele con articoli infami e politica di demonizzazione e di incitamento all'odio.
Lasciamo stare  tutte queste tristezze, vorrei concludere con una nota di allegria. Ho letto l'articolo del Manifesto, alias  quotidiano di Rocca Cannuccia, dal titolo "Ora si vola in Terrasanta con El AL".
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=41&sez=120&id=43256
Mi sono fatta quattro risate, spesse volte gli articoli del manifesto contro Israele sono cosi' ridicoli nel loro odio profondo che ottengono l'effetto contrario, fanno ridere per la loro assurdita'.
Ditemi voi, il signor Kocci Luca, che non so chi sia, si arrabbia come una belva perche' i pellegrini arriveranno in Israele con la linea nazionale israeliana ElAl.
Insieme a Kocci si arrabbia anche Monsignor Capovilla che denuncia "...I pellegrini...diventeranno senza saperlo diretti promotori e finanziatori dei crimini di cui continua a macchiarsi Israele», denuncia Capovilla.
Non ho parole, signori miei, se non risate, amare  ma pur sempre risate perche' questa e' la dimostrazione che odiare Israele e' un must  anche abbastanza stupido come ogni volta che l'ideologia cattocomunista si accompagna all'odio antico.


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 6/2/2012 alle 12:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

6 febbraio 2012

Tel Aviv, capitale del divertimento.

Weekend

Israele / Città sempre aperta / 24/01/2012

Tel Aviv, la capitale del divertimento

Il museo più all'avanguardia? La discoteca più cool? Le spiagge più vivaci? Dopo Parigi, Londra, Berlino, la nuova movida è qui. Ecco gli indirizzi di una metropoli che non dorme mai e costa poco

PER SAPERNE DI PIU'

Articoli 2

  La scelgono i nottambuli per i locali senza orari, gli appassionati di architettura per il mix unico di Bauhaus e stile ottomano, i creativi per la continua sperimentazione nella moda e nel design. Tel Aviv è la nuova star della movida mediterranea: un concentrato di locali, eventi e personaggi che piace persino a Madonna. Una metropoli giovane, multiculturale e attiva 24 ore su 24, con 300 giorni di sole all’anno e 14 chilometri di litorale dove fare surf, jogging o yoga. Terza migliore città di Africa e Medio Oriente secondo Travel+Leisure, figura nella top ten delle capitali del divertimento per la rivista americana Forbes. “Gerusalemme prega e Tel Aviv si diverte”: questo detto popolare non potrebbe evidenziare meglio i due volti dello Stato d’Israele. Da una parte la Città Santa, con i suoi pellegrinaggi, le testimonianze storiche e i simboli religiosi, dall’altra la voglia di modernità che avanza.

A coronare l’indiscutibile creatività che si respira per le strade è stata, a novembre, l’apertura della nuova ala del Tel Aviv Museum of Art, che ha garantito alla città un posto nel panorama internazionale dell’architettura moderna. A fianco delle gallerie con i più grandi artisti del Novecento – da Matisse a Mondrian, da Picasso a Roy Lichtenstein – il nuovo Herta & Paul Amir Building, opera dell’americano Preston Scott Cohen, ospita fino al 30 aprile Breaking of the Vessels, una personale di Anselm Kiefer, l’artista tedesco famoso per la sua riflessione sull’Olocausto e sulla cultura ebraica, sfociata in diverse opere (27 Shaul Hamelech Blvd, www.tamuseum.com. Ingresso: 48 ils, 10 €). Un laboratorio in perenne divenire che unisce il fascino decadente di Istanbul alla movida di Barcellona, il glamour di Parigi all’atmosfera underground di Berlino.
Movida mediterranea                        



ORE 9: IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO
- La giornata a Tel Aviv inizia con la colazione israeliana, servita fino a mezzogiorno nella maggior parte dei caffè e sono un rito. Il luogo d’incontro più hip è il Montefiore, un elegante boutique hotel che nel suo ristorante offre alimenti di qualità da mattino a sera. I più giovani scelgono invece Benedict (29 Rotschild Blvd), l’unico locale dove la colazione si serve 24 ore su 24, sette giorni su sette. Si comincia con un cappuccino e si finisce con un concerto live al Café Bialik (2 Bialik St.; orari: 8-3, mai chiuso), un bar dall’atmosfera rilassata nella strada che più di tutte custodisce la cultura cittadina. Qui si trovano la casa del poeta nazionale Chaim Nachman Bialik (1873-1934) e quella del pittore ed ex diplomatico israeliano Reuven Rubin (1893-1974), che oggi ospita una collezione permanente e mostre temporanee dedicate alle sue opere (Reuven Rubin Museum, 14 Bialik St., www.rubinmuseum.org.il. Ingresso: 20 ils, 4 €). Per conoscere l’evoluzione della città si visita il vecchio Municipio, con foto, filmati e documenti del Museo della Storia di Tel Aviv (27 Bialik St. Ingresso gratuito).

ORE 12: SHOPPING A GO GO - Dopo colazione è il momento dello shopping. Attraversando Allenby Street ci si immerge nel rumoroso groviglio di bancarelle del Carmel Market, dove trovare spezie, fiori, pesce fresco, frutta e verdura. Di fianco, ogni martedì e venerdì decine di artisti e artigiani locali invadono Nahalat Binyamin Street con le loro ceramiche, judaica, giocattoli e bigiotterie, tutti fatti a mano. Sulla strada, tappa irrinunciabile è Mizlala, il nuovo ristorante dello chef Meir Adoni, che porta in tavola piatti innovativi a prezzi accessibili. In menu, tartare palestinese con tahina, yogurt e crema di melanzane, calamari ripieni di gamberetti e filetto di triglia in un letto di peperoni. In zona, anche il Brown TLV Urban Hotel, sorto dalle ceneri di una vecchia banca. Per un giro tra i negozi vale la pena di fare una deviazione verso Sheinkin Street, una volta il cuore bohémien della città, oggi la via dello shopping per eccellenza. Tra gli store di grandi marche internazionali si incontra Sabon, un emporio di prodotti per il corpo che ricorda una drogheria e Orna & Ella, dove ogni giorno vengono preparati più di 1000 yam pancakes, deliziose frittelle di patate dolci . Proprio di fronte, ecco Naama Bezalel, designer israeliana che progetta colorati abiti rétro ispirati agli anni '50 e '60. Le sue creazioni si trovano anche alla HaTachana Station (www.hatachana.co.il), il complesso della vecchia stazione ferroviaria turca che oggi è un frequentatissimo polo di negozi, ristoranti e caffè.

ORE 15: TOUR A JAFFA - Dalla Stazione HaTachana a Jaffa il passo è breve. L’antica città ottomana, costruita su un’altura e affacciata sul mare, ospita il quartiere degli artisti e il centro turistico. Dopo un restauro che ha mantenuto intatto il tessuto storico della zona, tra le sue casette di pietra si incontrano atelier e laboratori, un giardino panoramico e la Chiesa di San Pietro, che risale al XVII secolo. In basso, la zona intorno alla Torre dell’Orologio è il quartier generale del mercato delle pulci. Bancarelle di cianfrusaglie e bric-à-brac si alternano a negozi di giovani designer locali come Alma, che vende collane e accessori fatti con pietre semipreziose. Sulla stessa via si trova anche Puah, metà bistrot, metà negozio di modernariato. Giurano che sia tutto autentico da Palestine, una bottega stipata di attrezzi da lavoro, cornici, radio e memorabilia del XX secolo. Poco più avanti, Dr. Shakshouka è un locale délabré dove si mangia il miglior shakshouka della città, un piatto di uova e pomodori.

ORE 17: E' QUI LA FESTA? - Il luogo migliore per il rito del tramonto a Tel Aviv è la spiaggia. Da Jaffa al vecchio porto si susseguono lidi per tutti i gusti: i surfisti si incontrano alla Hilton Beach, Banana Beach è la preferita dai modaioli, mentre quella adatta alle famiglie si trova di fianco al Charles Clore Park. Da queste parti, vale una sosta il Goldman’s Yard (6 Nahum Goldman St., tel. 00972.3.68.22.111). Quando i negozi chiudono, la movida prende piede. Gruppi emergenti allietano l’ora dell’aperitivo con performance live in locali come l’Amelia Café Bistrò che, il venerdì risuona del jazz di giovani band israeliane. Imperdibile il Rothschild 12 che, fin dagli esordi nel 2009, è uno dei luoghi più trendy della città. Elegante l’atmosfera di Dallal, un bistrot in stile parigino nel cuore di Neve Tzedek, il primo quartiere ebraico costruito fuori Jaffa antica. È qui il Suzanne Dellal Centre, fulcro della danza contemporanea israeliana e base del famoso corpo di ballo Batsheva, fondato dall’americana Martha Graham e dalla baronessa Batsheva de Rothschild (www.suzannedellal.org.il). Tra le aree emergenti della notte anche la zona di Namal, a nord di Tel Aviv. Dove una volta sorgeva il vecchio porto, c’è ora una promenade in tek lungo la quale hanno aperto decine di locali e ristoranti, tra cui Boya – cucina di pesce e cocktail bar – e Shablul, un jazz club ideale per cominciare la serata (Hangar 13, www.shabluljazz.com).

DAL TRAMONTO ALL'ALBA - Dopo cena, i fan della vita notturna si riversano per le strade del centro, dove risuonano già le note frenetiche dei dj che animano i dancefloor dei locali. Frequentato dai tiratardi di tutte le età, Abraxas è un lounge bar sempre affollato, ideale per scatenarsi fino a notte inoltrata, ma adatto anche a chi desidera solo bere un cocktail. I più temerari raggiungono invece Nanuchka, un irriverente pub georgiano adatto a chi desidera mettersi in mostra danzando sul bancone del bar. Più raccolte le notti del Container, al vecchio porto di Jaffa, che unisce alla cucina di pesce spettacoli di musica e performance artistiche. Un locale alla moda che piace ad architetti, designer e creativi. I party non iniziano prima dell’una al Breakfast Club, un’istituzione a Tel Aviv, preferito dai giovani più cool. Come molte altre discoteche della città, è più che altro un pub sotterraneo dove si danza circondati da decine di foto e immagini di personaggi del passato, da Stalin a Napoleone, a Salvador Dalí. La discoteca più glam è senza dubbio HaOman17, un megaclub che ospita i dj più famosi del mondo. Per concludere la serata in grande stile si va invece al Cat & Dog, tempio della musica underground, dove è facile trovarsi a ballare fianco a fianco con le celebrities dello star system locale (23 Karlibach St., tel. 00972. 3.54.05.668). Un’altra consuetudine, in una città come Tel Aviv, dove di notte tutto è possibile.

La città in tasca: gli indirizzi
Annalisa Failla
Foto Alessandro Bianchi

Testo e foto tratti da DOVEto tratti da DOVE




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 6/2/2012 alle 7:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

31 gennaio 2012

Si puo' fare la pace con le SS?

Si può fare la pace con le SS?
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Testata: Informazione Corretta
Data: 30 gennaio 2012
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Si può fare la pace con le SS?»

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Si può fare la pace con le SS?

Cari amici, vi ricordate la strage di Itamar? Di tutta l'orribile, interminabile carneficina che gli arabi pratica da novant'anni contro gli ebrei (non gli "occupanti", dato che hanno iniziato ben prima del '67; non gli israeliani, visto che hanno incominciato decenni avanti il '48. contro gli ebrei, come essi stessi dicono spesso), di tutti i fiumi di sangue, il fumo di carne bruciata, i gemiti, gli arti smembrati che da veri eredi dei nazisti hanno prodotto senza posa, anno dopo anno, luogo dopo luogo,  di tutto l'odio, la furia omicida, la bestialità patologica che hanno mostrato, questo è uno degli episodi peggiori.

Due giovani arabi, Amjad Awad and Hakim Awad, rispettivamente di 19 e 18 anni, abitanti in un paese vicino, Awarta, entrarono verso le nove di sera dell'11 marzo dell'anno scorso nel villaggio ebraico di Itamar, cinque chilometri a sudest di Nablus, fondato nel 1984 e abitato da circa mille abitanti per lo più religiosi. Armati di coltelli, si infilarono oltre la barriera di sicurezza senza essere scoperti, entrarono nella villetta della famiglia Chai per sua fortuna in vacanza, dove rubarono un fucile. Poi, verso le dieci e mezza penetrarono nella casa della famiglia Fogel. "I due entrarono nella camera dei bambini, dissero all' undicenne Yoav, che era stato svegliato dal loro ingresso, di non aver paura, poi lo portarono in una stanza vicina, e gli tagliarono la gola. Hakim Awad poi strangolò Elad  di quattro anni, mentre Amjad Awad la accoltellava due volte al petto. I due poi entrarono nella stanza dei genitori e accesero la luce, svegliandoli. I genitori lottarono con gli assassini. Ehud Fogel fu sgozzato, e Ruth Fogel accoltellata al collo e alla schiena e poi colpita con un colpo di fucile, essendosi accorti i due che non era morta. Gli assassini lasciarono la casa, temendo che i colpi fossero stati sentiti. Usciti, videro un veicolo di pattuglia, ma si resero conto di non essere stati scoperti; discussero se fuggire o compiere attacchi in altre case. Amjad poi rientrò a casa Fogel sentendo che Hadas Fogel, neonata di tre mesi piangeva: Amjad la decapitò. Gli attentatori non notarono altri due bambini addormentati in un'altra stanza. Nella loro confessione hanno detto che non avrebbe esitato a ucciderli se li avessero notati. Lasciarono invece l'insediamento senza essere scoperti. La famiglia li protesse,  fornendo loro falsi alibi. Le autorità palestinesi cercarono di insinuare che la colpa del massacro fosse di un lavoratore tailandese licenziato dal villaggio. Una volta catturati, i due però non negarono, anzi si vantarono del massacro.  (http://en.wikipedia.org/wiki/Fogel_family_massacre)

Una strage a sangue freddo, senza provocazione, fatta a caso, come gli attentati suicidi, ma con le mani, guardando in faccia una per una le vittime. Neonati decapitati, bambini piccoli accoltellati, una famiglia scelta a caso distrutta. Un orrore degno di Auschwitz. Molto al di là del terrorismo "normale" I giornali italiani ne hanno parlato poco, i pacifisti evitano il discorso. Come si fa a difendere una simile orripilante macelleria? In nome di quale causa si potrebbe concepire un'aberrazione del genere?

In occidente non se ne parla. In "Palestina" invece sì. Per richiedere la liberazione degli assassini, come ha fatto ancora l'altro giorno il non-negoziatore palestinese Erekat e spesso lo stesso Abu Mazen: tutti i "prigionieri politici", dice lui, debbono essere rilasciati, come condizione per iniziare le trattative.  Fuori dal sofisticato contesto diplomatico, gli arabi dell'Autorità Palestinese, della moderata e pacifica Autorità con cui Israele ha il torto di non fare subito la pace fidandosi della loro buona volontà, se ne parla per esaltarla, per esserne fieri. Guardate, per favore, questo video tratto dalla televisione ufficiale dell'Autorità Palestinese (19 e 21 gennaio 2012), leggete la trascrizione e vi renderete conto: http://elderofziyon.blogspot.com/2012/01/pa-tv-praises-murderers-of-fogels-as.html.

Conduttore televisivo: "Abbiamo una chiamata dalla famiglia del prigioniero Hakim Awad."
Madre di Hakim Awad: "Vi ringrazio per il collegamento con mio figlio, perché io e tutta la famiglia viene impedito per motivi di sicurezza [di visitarlo].
Conduttore: "Vai avanti, la sorella, siamo in grado di trasmettere la vostra voce."
Madre di Hakim Awad: "Il mio saluto al caro Hakim,  pupilla dei miei occhi, dal villaggio di Awarta, 17 anni, che ha effettuato l'operazione di Itamar, condannato a 5 ergastoli e altri 5 anni di prigione ".
La zia di Hakim Awad:. "Sono la sorella di prigioniero e di Awad Hassan Salah Awad, [sono] Um Habib, dal villaggio di Awarta. Mando il mio cordiale saluto a tutti i grandi eroici prigionieri, a mio fratello Hassan Awad, capo del consiglio del villaggio, a mio fratello Salah Awad,  giornalista ed eroico prigioniero;  all'eroico, risoluto prigioniero, il leone, Yazid Awad, mio nipote;. e a mio nipote Hakim Awad, l'eroe, il mito "
Conduttore: "Anche noi [PA TV], da parte nostra, mandiamo loro i nostri saluti ".
La zia di Hakim Awad: "Dedico questa canzone a Hassan Awad, Yazid Awad, Hakim Awad, e Salah Awad, in carcere:

'Mio fratello, in isolamento, la tua voce mi chiama
Tu non abbandonare il fucile
Questo è ciò che la patria ha chiesto da me
Di fronte ai tuoi occhi, siamo tutti combattenti e martiri.
Vi mando la mia gratitudine al suono dei proiettili di Ahmad Sa'adat e Hakim Awad '".

Non sono capace di commentare queste battute, se non dicendovi che l'Autorità Palestinese, Al Fatah, Hamas, tutte le fazioni in cui sono divisi, non hanno mai fatto distinzioni fra "lotta armata" e bassa macelleria. Certamente i terroristi sono stati molti nelle lotte politiche del Novecento. Ma Che Guevara, Mao Tsetung, i terroristi baschi e quelli irlandesi, le nostre Brigate Rosse non avrebbero sgozzato una neonata, non se ne sarebbero vantati, non avrebbero accettato che i "combattenti" fossero confusi con i sadici che  strangolano i bambini. I "palestinesi" no, non distinguono, onorano tutti come eroi. Il solo paragone possibile è quelo con le SS dei campi di concentramento. Ma si può fare la pace con le SS?

Ugo Volli


http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 31/1/2012 alle 7:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa

22 gennaio 2012

15 uomini a Wannsee, 70 anni fa.

15 uomini a Wannsee, 70 anni fa
Il commento di Deborah Fait

Testata: Informazione Corretta
Data: 22 gennaio 2012
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: «15 uomini a Wannsee, 70 anni fa»

15 uomini a Wannsee, 70 anni fa
di Deborah Fait

a destra la salla della villa di Wannsee

Tempisti come il demonio, alcuni malati di mente hanno pubblicato in un sito dal nome Olotruffa( Olacausto-truffa), la pubblicita' di una friggitrice modello BELZEC , marchio Auschwitz. Belzec fu il primo tra i campi di sterminio creati dai nazisti e reso operativo dal 1942. Secondo gli storici il numero degli ebrei bruciati a Belzec si aggira tra i 500.000 e i 700.000, si conoscono solo due superstiti Rudolf Reder e Chaim Herszman e forse per questo motivo il campo e' poco conosciuto nonostante l'enorme numero di vittime.
Questi criminali delinquenti della friggitrice evidentemente lo conoscevano, gentaglia del genere si informa, amici miei, per loro leggere di ebrei morti ammazzati e' un godimento unico, ieri come oggi. Si esaltano.
Non e' facile scrivere della Shoa', non e' facile perche' le parole sono povere e squallide a fronte di un argomento cosi' tremendo, unico, spaventoso, tanto spaventoso da rasentare l'impossibile umano e da qui nasce il negazionismo, quell'ideologia schifosa che, alimentata dall'odio, nega lo sterminio degli ebrei o lo banalizza paragonandolo ad altri genocidi commessi dalla belva uomo.
Vi sono anche altri criminali che paragonano la guerra di difesa di Israele contro i palestinesi alla Shoa'. Ogni palestinese che muore li fa gridare al genocidio.
Sono criminali, delinquenti, gente senza coscienza e senza cuore. Settanta anni fa, in una bella palazzina confiscata a una famiglia di ebrei, quindici ufficiali nazisti si riunirono, il 20 gennanio 1942, per decidere la "soluzione finale del problema ebraico".
Inizio' cosi', a Wannsee, un sobborgo di Berlino, l'idea dello sterminio totale degli ebrei d'Europa. Quindici persone, quindici uomini, belve feroci, dal sangue freddo come il ghiaccio decisero della morte di milioni di ebrei e lo fecero con un'intelligenza talmente diabolica da portarsi dietro tutta l'Europa, complice, e in tutto il continente ebbe inizio la caccia.
All'inizio non vi fu violenza ma preparazione alla violenza finale, si incomincio' alimentando l'odio di cui i popoli europei erano facile preda dopo millenni di demonizzazione dei giudei e 400 anni di Inquisizione spagnola.
Si alimento' la discriminazione, il desiderio di arianizzazione, gli ebrei fuori dalle scuole dagli uffici, dalle universita', dovevano essere isolati per poterli poi portare , tra l'indifferenza generale, o in molto casi, tra il giubilo della gente, verso i campi della morte sui famosi treni da dove spuntavano le mani, da dove cadevano bigliettini di saluto , di disperazione, a volte cadevano bambini gettati fuori dai carri bestiame dalle madri nella speranza di salvarli.
L'Europa dalle fauci sporche di bava e di sangue dava la caccia ai suoi cittadini ebrei, senza pieta', senza ripensamenti, senza il dubbio, senza il minimo dubbio, senza un perche'.
E gli ebrei morirono, a milioni, un milione e mezzo solo di bambini, morirono nel gas, nelle fosse comuni, bruciati vivi nelle sinagoghe, di fame, di freddo e di malattie.
Mio zio non credeva, chi conosce Trieste sa dove si trova il caffe' Stella Polare, era la' a bere il suo caffe' quando entrarono due delle Gestapo, da là in Risiera e poi a Auschwitz a morire col gas. Era vecchio, vestiva sempre di lino bianco come si era abituato in Grecia, non hanno avuto pietà e come lui altri parenti e amici,
Sei milioni.
Sei milioni.
Sei milioni.
Sei milioni.
Sei milioni.
Sei milioni.
Finita la guerra i superstiti usciti dai campi incominciarono a vagare per l'Europa e allora furono dichiarati "illegali". Avevavo avuto l'ardire di sopravvivere e nessun paese li voleva.
Quelli che tentavano di scappare verso il pre-Israele venivano fermati dagli inglesi e portati in altri campi di concentramento.
Alla fine fu fondata Israele, la nostra Terra che li accolse e dove incominciarono a vivere come esseri umani ma per breve tempo perche' era in agguato un'altra belva, quella araba che , alleata dei nazisti, voleva risolvere anche in Palestina il problema ebraico.
E fu guerra.
600.000 ebrei sopravvissuti, con poche armi ma colla forza della disperazione, vinsero quella guerra e costruirono il Paese.
Oggi Israele esiste ma la belva araba non ha rinunciato alla voglia di distruggerlo e di gettare gli ebrei a mare. Settant' anni fa 15 persone decisero lo sterminio piu' spaventoso della storia dell'uomo, oggi milioni di ebrei sono qui, hanno creato uno dei paesi piu' belli e piu' civili del mondo, lavorano e combattono per poter continuare a vivere nonostante l'odio eterno che li circonda.
Auschwitz e' là, a memoria, ogni centimetro di quella terra e' piena di sangue, l'aria racconta i pianti dei bambini e la disperazione degli adulti. I venti hanno disperso in tutta Europa la cenere che usciva dai camini, l'Europa dello sterminio, l'Europa che oggi vorrebbe la distruzione di Israele non solo per odio antico ma per debolezza e servilismo.
"Non ho fatto niente di male, perche' non dovrei andare a bere un caffe?" diceva mio zio Elio.
Anna Frank , nel suo Diario, scriveva di avere fiducia nella bonta' degli uomini. Un milione e mezzo di bambini sta ancora gridando laggiu' dai cieli d'Europa: "volevamo diventare grandi". Li sentite? Gridano, volevano vivere, non avevano fatto niente, erano solo bambini ebrei. Perche' li hanno ammazzati? Non esiste risposta.
Israele invece esiste e il Popolo di Israele vive. Ricordatelo sempre!




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 22/1/2012 alle 16:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

17 gennaio 2012

La carta vincente: Diffamare Israele

Diffamare Israele, ecco il modo migliore per ottenere notorietà
analisi di Angelo Pezzana

Testata: Shalom
Data: 17 gennaio 2012
Pagina: 24
Autore: Angelo Pezzana
Titolo: «La diffamazione? Il miglior modo per rendersi famosi»

Riportiamo da SHALOM di gennaio, a pag. 24, l'articolo di Angelo Pezzana dal titolo " La diffamazione? Il miglior modo per rendersi famosi ".


Angelo Pezzana, Shlomo Sand, Sarah Schulman

Nella sua visione geniale del mondo contemporaneo, Andy Warhol aveva pronosticato che tutti gli esseri umani avevano diritto ad avere almeno 15 minuti di fama. La previsione non si è,ovviamente, avverata per tutti, ma il criterio è entrato a far parte della storia dei diritti da acquisire dagli abitanti del pianeta. Un diritto per la più parte a livello inconscio, ma pronto a materializzarsi se giustamente  stimolato. E a realizzarsi non solo per 15 minuti, spesso in maniera tale da trasportare esistenze sconosciute alla ribalta della notorietà, non escluso il contorno di un buon ritorno economico. La cosa non è automatica, non basta volerlo, perché il sogno si realizzi, ci sono però delle regole che, se seguite attentamente, possono rappresentare la spinta al grande salto. Ma c’è una premessa, essenziale. Bisogna odiare Israele. Se poi si è anche ebrei o israeliani, è il massimo, le porte si aprono e il gioco è fatto. Come dimostra il passaggio dalla totale anonimità alla fama di Shlomo Sand e Sarah Schulman, professore di storia contemporanea all’università di Tel Aviv il primo, autrice di alcuni testi teatrali mai rappresentati,femminista lesbica, la seconda.

Cominciamo con il primo. In Israele vi sono migliaia di professori universitari, che esercitano la loro professione con impegno, come tante altre categorie, vivendo normali vite, tra alti e bassi, onori e doveri, ma quasi sempre nel solito tran tran quotidiano. Alcuni hanno scritto libri di storia, altri collaborano a giornali con articoli, ma anche lì distinguersi non è facile. Ci voleva il lampo geniale di Sand per salire in un colpo solo in cima alla vetta della fama, un solo libro, ma quale titolo, quale contenuto. In poche parole ecco il concetto che al furbo Shlomo è venuto in mente: il popolo ebraico non è mai esistito. Al solo sentire una simile idiozia, uno salta sulla sedia, poi si mette a ridere e chiede chi sia mai l’ignorante che l’ha inventata. Ignorante lo sarà sicuramente, insegnare storia contemporanea all’università non è una assicurazione né sulla cultura né sull’onestà, potremmo citare esempi notori di casi simili nelle nostre università. Ma se Sand ignorante non è, furbo sicuramente sì. Il libro è stato infatti acquistato  in 22 (ventidue) paesi – tra i quali il nostro – tradotto e pubblicato, procurando all’autore fama e denaro, più altri benefit, come inviti a discuterne il contenuto. In Italia è stato ospite in alcuni Festival Storia etichettabili nella categoria ‘ Israele sotto attacco’, nei quali il godimento dei partecipanti-odiatori era garantito. Presenti per sentire Israele sotto accusa, cosa poteva esserci di meglio se l’accusatore non solo era israeliano, ma uno la cui tesi segava alle radici la ‘pretesa’ dello Stato ebraico di esistere. Sand ha avuto l’onere di due pagine sul Corriere della Sera, Paolo Mieli, presidente della Rizzoli (l’editore di Sand) l’ha presentato come se fosse un libro serio di uno storico serio che presentava una analisi storica seria. Cosa si può volere di più ?

Veniamo alla seconda, Sarah Schulman, autrice teatrale, impegnata nel movimento femminista lesbico americano. Schulman, chi ? si diceva prima che il 22 novembre scorso il New York Times non le pubblicasse un articolo nel quale accusava Israele di cercare una facile pubblicità nel presentarsi come un paese dove i diritti umani e civili degli omosessuali sono tra i più avanzati al mondo. Non potendoli negare, perché sono sotto agli occhi di tutti, la Schulman ha cercato di delegittimarli, di sporcarli, attribuendoli ad una iniziativa del Ministero del Turismo per promuovere una immagine pulita di Israele, in pratica per presentare una faccia rispettabile che nascondesse il vero, grande crimine che Israele commette ogni giorno, l’oppressione dei palestinesi. Quell’articolo ha fatto il giro del mondo, è uscito su Le Monde, sul Guardian, in Italia l’ha ripreso subito la Repubblica, per cui gran parte dell’opinione pubblica internazionale è convinta – l’ha scritto il New York Times !- del contrario della verità. In tutto il mondo musulmano-arabo i gay sono perseguitati, fino alla perdita della vita, succede anche nei territori palestinesi governati dal ‘moderato’ Abu Mazen, Israele è la meta per chi cerca di fuggire verso la democrazia, la libertà. Ma Schulman ignora quel che avviene nel mondo musulmano, non perché non ne sia informata, ma più semplicemente perché lo scrivono già in tanti, la sua sarebbe un’opinione in più, come tante altre. Che Israele nasconda i suoi ‘crimini’ contro i palestinesi dietro una facciata pro-gay, invece, è una menzogna talmente grande che nessuno fino ad oggi gli era venuto in mente di scriverla. Ci ha pensato lei, e con successo pare. E’lesbica, è ebrea, è americana, gli ingredienti sono perfetti. Aspettiamoci tra poco un libro, Rizzoli si prenoti, anche nel nostro paese ci sono gay politicizzati che si abbeverano alla fonte delle menzogne su Israele. Mancava il collegamento alle politiche del mondo gay. Bene, adesso abbiamo anche quelle.

Essere ingannati e compiacersene non è poi così inusuale, a volte succede senza che uno se ne renda conto, talmente forte è il potere delle ideologie, eppure un rimedio c’è, un biglietto aereo per l’aeroporto di Tel Aviv e guardare Israele con i propri occhi, il modo migliore per disarmare i Sand e le Schulman, tanto la fama l’hanno già raggiunta, che almeno perdano i discepoli.

Per inviare la propria opinione a Shalom, cliccare sull'e-mail sottostante


feedback@shalom.it




permalink | inviato da DEBORAHFAIT il 17/1/2012 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia
febbraio